Visita al Castelliere di Romano Veneziani (tratto da Azione)

pubblicato 28 ott 2018, 03:47 da Ass. Amici Tre Terre Pedemonte   [ aggiornato in data 28 ott 2018, 04:07 ]

Tratto dall'articolo "Segni di devozione - Un’escursione sulla montagna tra Tegna e Verscio, nelle Terre di Pedemonte - Rivista Azione 03.04.2017 
http://www.azione.ch/tempo-libero/dettaglio/articolo/segni-di-devozione.html


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Seguo un lungo muraglione, che taglia serpeggiando il versante della montagna proprio sopra il paese, con lo scopo, verosimilmente, di raccogliere le acque di superficie e convogliarle senza danni verso il basso. Incontro una manciata di cascine in una radura, poi il sentiero s’infila nuovamente nel bosco e in pochi minuti raggiungo il Monte Castello, un promontorio sospeso sulle pareti rocciose tra Tegna e Ponte Brolla, da dove lo sguardo spazia dalle Centovalli al delta della Maggia al lago e, di là da quello, alla riviera del Gambarogno, che si scioglie, azzurrognola, nella foschia.

L’ampio pianoro panoramico, libero dalla vegetazione, è scalfito dalle linee geometriche di alcuni manufatti, che ne disegnano la superficie dandole l’aspetto, mi ritrovo a pensare, di una gigantesca tavola del gioco del mulino: sono le rovine del Castelliere di Tegna.

Il luogo è avvolto da un’atmosfera direi quasi magica, permeata da un vago sentore di mistero. Quel mistero che aleggia sulle origini delle rovine e non ancora del tutto chiarito dalle ricerche storiche e archeologiche che si sono susseguite a partire dagli anni Quaranta del secolo scorso. Lo studio più recente risale al 2015 ed è opera di un giovane archeologo, Mattia Gillioz, che ne ha fatto l’oggetto della tesi di Master in scienze dell’Antichità, presentata all’Università di Losanna (5).
Dal punto di vista storiografico, Mattia Gillioz ripercorre le tappe principali delle ricerche sul sito del Castelliere, mentre da quello prettamente archeologico, ne studia le vestigia e i reperti quasi totalmente inediti.

Il toponimo di Castello, scrive Gillioz, «che designava da tempo il promontorio a nord del paese di Tegna, era spesso assimilato alle caratteristiche morfologiche della montagna, finché sul “Giornale degli esercenti” del 19 dicembre 1927 Carlo Gilà associa il nome alla presenza di ruderi, auspicandone uno studio approfondito»(6).

Sarà però soltanto all’inizio degli anni Quaranta, grazie all’iniziativa di alcuni giovani delle Tre Terre, che il sito torna alla ribalta e s’intraprendono le campagne di scavo che porteranno alla luce otto edifici, alcune porzioni di cinta muraria, un pozzo scavato nella roccia e numerosi reperti, che fanno del Castelliere uno degli insediamenti più importanti del Ticino, senza per questo riuscire a penetrarne completamente i misteri.

Si tratta, infatti, di un sito di non facile interpretazione, sia per la mancanza di continuità delle ricerche (caratterizzate oltretutto da dispute e polemiche tra i vari «attori» coinvolti), sia per alcuni interventi di restauro, che ne hanno resa oltremodo difficile la lettura.

La presenza umana sul pianoro del Castello è documentata fin da epoche remote. «Le prime tracce di frequentazione della collina - annota Gillioz - risalgono al Neolitico (periodo compreso tra il V e gli inizi del IV millennio a.C. circa), anche se le testimonianze più consistenti datano all’età del Bronzo. Gli scavi hanno infatti portato alla luce numerosi reperti ceramici caratteristici del Bronzo medio-recente e finale (forchetta cronologica tra il XIV e il IX secolo a.C.), elementi che confermerebbero la presenza di un insediamento, forse stagionale. L’abitato continua ad essere presente anche alla seconda età del Ferro (primi decenni del IV secolo-15 a.C.)» (7).

Gli edifici più importanti, di cui rimangono le rovine maggiormente visibili, risalgono invece all’epoca romana e altomedievale, tra il IV e il VII secolo d.C.

Numerose e, a volte, fantasiose, le interpretazioni sulla funzione del Castelliere: quella più a lungo ipotizzata lo identifica, per la sua struttura quadrangolare, con un luogo di culto (8) o un tempio gallo-romano. Nel suo lavoro di ricerca, Mattia Gillioz lo esclude (9) e attribuisce all’insediamento, costruito in un punto particolarmente strategico, un carattere difensivo, che s’inscrive nel «sistema di fortificazioni volto a controllare le vie di comunicazione e a difendere l’Italia settentrionale dalle minacce provenienti da nord delle Alpi».

Dopo un periodo di abbandono, dagli anni Novanta del secolo scorso, il Castelliere è stato reso accessibile e il complesso è diventato ora l’oggetto di un progetto di salvaguardia e di valorizzazione, che lo inserisce in un itinerario didattico e ne promuove gli aspetti storici, archeologici, paesaggistici e turistici (10).

È difficile staccarsi da questo poggio denso di reminiscenze storiche, ma è tempo di riprendere il cammino.

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5) M. Gillioz, Le Castello de Tegna (TI) entre Antiquité et haut Moyen-Äge, tesi di master all’Università di Losanna, Facoltà di lettere, 2015

6) M.Gillioz, Il sito archeologico del Castello di Tegna: studi e risultati delle ricerche, in Bollettino della Società Storica Locarnese, 20, 2016, pag. 7

7) Idem, pag. 16

8) Carlo Kerényi, studioso di mitologia, ha ipotizzato si potesse trattare di un luogo di culto legato alla fertilità.

9) «L’architettura dell’edificio B1 smentisce tuttavia quest’ipotesi. I muri diagonali, come la presenza di numerosi accessi e passaggi interni non sono infatti compatibili con l’architettura di un tempio romano. Inoltre, nessun elemento legato alla sfera sacra è stato rinvenuto durante gli scavi. Anche la cronologia del complesso non corrobora quest’ipotesi: benché si conoscano dei rari esempi di templi edificati nel IV secolo, è altamente improbabile che una tale struttura sia costruita agli inizi del V secolo in una regione già fortemente cristianizzata come quella ticinese».

M.Gillioz, Il sito archeologico del Castello di Tegna…, op.cit. pag.23

10) Il progetto «Il Castelliere: un paesaggio da scoprire» è promosso dal Patriziato di Tegna, proprietario del sedime, e dall’Associazione delle Tre Terre e di Pedemonte, in collaborazione con il comune di Terre di Pedemonte, della Pro Centovalli e Pedemonte, dal Museo Regionale delle Centovalli e Pedemonte e gode del supporto del Progetto di Parco Nazionale del Locarnese.

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